Una delle particolarità del paese è la forte tradizione religiosa. Ne sono testimoni le diverse chiese che ancora oggi sopravvivono (San Giorgio, SS Salvatore, San Giovanni Battista, Santa Maria dei Bisognosi e la Grotta di Lourdes), ed di altre di cui si ha solo menzione nelle carte dal momento che sono state distrutte dal tempo (San Pietro, Santo Mauro, San Nicola, Sant'Angelo, Santa Maria delle Cerque) o non sono più utilizzate per il culto (San Silvestro, Sant'Antonio, Annunziata)

Tra queste chiese prima fra tutte va considerata la chiesa di san Pietro. Posta alla pendici del paese di Pereto, tra la strada asfaltata per andare sulla via Valeria e l'inizio di via di Prato Marano, in località “La croce”. Oggi sono visibili dei resti di questa chiesa: un terrazzamento sostenuto da resti di opera poligonale.

Gli storici definiscono questo complesso una basilica romana del III-IV secolo a.C.. La prima notizia documentata è dell’anno 997: Papa Gregorio V, nel descrivere i confini dei possedimenti soggetti all’abbazia di Subiaco, dichiara che Pereto e la chiesa di San Pietro sono di pertinenza del monastero di Subiaco. Notizie di questa chiesa con tutte le sue pertinenze si trovano nelle carte di Montecassino, Subiaco e Farfa e la sua attività, come luogo di culto, è documentata fino all’anno 1400 d.C.. Tutto intorno alla zona allo stato attuale affiorano cocci o sono visibili altri resti di origine romana, tra i quali frammenti di mosaico e grossi blocchi squadrati.
 

 

Su una delle pareti del muro perimetrale è ancora visibile, anche se corrosa dal tempo, una lapide, riportata nel “Corpus Inscriptionum Latinarum” (CIL), vol. IX numero 4086.

 

 

 

 

       

     

 

 

 

Da questa zona proviene la lapide presente attualmente nell’ingresso del comune di Pereto, catalogata anche essa nel CIL con il numero 4062
 

 

 

 

 

      

  

   

E’ possibile che da questo luogo di culto provengano le altre lapidi conservate nei musei Vaticani in Roma e le lapidi murate sulla facciata della chiesa di San Giorgio Martire in Pereto, lapidi riportate nel CIL (vedi lapidi numero 4053, 4054, 4055, 4056, 4059, 4063, 4064, 4067, 4068, 4070, 4071, 4090, 4099, 4100, 4101).

Dati i ritrovamenti di materiali e le notizie riportate nelle cronache, questa chiesa rappresenta quindi il più importante insediamento del paese. Allo stato attuale non è stato effettuato uno studio storico preciso sul luogo, ne uno scavo archeologico utile alla valorizzazione di questa costruzione.

   
 

Dal punto di vista storico, la seconda chiesa più importate del paese è San Silvestro. La notizia certa più antica è del 955 d. C. e molte notizie sono state rintracciate dal momento che è stata sede di uno dei primi conventi di monache clarisse all’epoca di San Francesco. Ci sono arrivate ai giorni nostri diverse bolle papali e diversi atti che testimoniamo una forte attività di questo complesso. In particolare sono da segnalare 6 bolle papali diretta da papa Alessandro IV (papa dal 1254 al 1261) a questo convento, bolle che concedevano una serie di privilegi speciali. Il complesso rimase attivo fino alla metà dell’anno 1400. Nel 1533 passò di possesso dai Maccafani, locale famiglia che verrà descritta più avanti in questa relazione, alla famiglia Colonna. Da questa data comincia declino della chiesa. Nel XVIII furono tolti diversi travi e tegole per essere portati in Rocca di Botte: le mura, lasciate sotto le intemperie, caddero lentamente a tal punto da lasciare solo l’attuale cappella che è un’ala della vecchia chiesa. Del monastero non se ne ha più traccia. La chiesa fu utilizzata come tumulo di alcuni esponenti della famiglia Maccafani, tra cui due vescovi della Marsica. Altre ossa furono rinvenute durante le demolizioni delle varie ali della chiesa.

   
 Il monastero, posto al di fuori delle mura del paese, è stato oggetto di saccheggi e di vandalismi da età antiche: abbiamo gia delle testimonianze nel XV secolo. Allo stato attuale sopravvive di tutto questo complesso una piccola cappella dove sono visibili ancora degli affreschi. Il tutto oggi resta abbandonato e soggetto ad un continuo declino.
Una pubblicazione edita a Cura dell’associazione Lumen e del Comune di Pereto descrive la storia di questa abbazia dalle più remote età fino ai giorni d’oggi attraverso le bolle papali e documenti ritrovati. Sono stati descritti gli abbati dall’anno 1458 fino all’anno 1815, anno in cui diventa un semplice beneficio amministrato. Nell’anno 1861 perderà anche il titolo di semplice beneficio e sarà un semplice luogo di culto.
Oggi la chiesa è sconsacrata e chiusa. Da segnalare che vicino alla cappella, in prossimità di un ruscello si trova un vecchio mulino ad acqua con relativa mola in pietra, mulino utilizzato in epoca medioevale per la macina di cereali.
 

Testo di Massimo Basilici
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